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Alimentazione e difese immunitarie Prima parte

giovedì 19 marzo 2020

Alimentazione e difese immunitarie  Prima parte

È noto che la carenza di alcuni nutrienti possono compromettere le funzioni immunitarie. Prove crescenti suggeriscono che per alcuni nutrienti un aumento dell'assunzione al di sopra dei livelli attualmente raccomandati può aiutare a migliorare la funzione di difesa e la resistenza alle infezioni.

Come con altri sistemi corporei, il sistema immunitario dipende da nutrienti adeguati per funzionare correttamente, ed è ben documentato come lo stato nutrizionale sia strettamente associato all'immunità e alla resistenza dell'ospite alle infezioni. Anche nei paesi sviluppati in cui le carenze nutrizionali generali sono rare, i problemi nutrizionali come carenze nutrizionali specifiche, composizione dietetica meno ideale e consumo eccessivo di calorie sono ancora una realtà difficile.

 

Vitamina D

 

La vitamina D ha un ampio impatto sulle funzioni delle cellule immunitarie sia del sistema immunitario innato che adattativo. Il fabbisogno in bambini e adolescenti tra 1 e 18 anni di vita è di 600-1.000 UI/die (15-25 microgrammi/die). Nel bambino e nell’adolescente obeso é consigliata la profilassi con vitamina D alla dose di 1.000-1.500 (25-37.5 microgrammi/die) UI/die. La sintesi della Vitamina D avviene nella nostra pelle esposta al sole: in estate è sufficiente l’esposizione di braccia e volto per 10 minuti al giorno, in inverno per 20-30 minuti (per le pelli più scure è necessario un tempo di esposizione dalle tre alle sei volte più lungo).

La vitamina D, seppur in misura minore, può essere assunta anche con il cibo: pesci, olio di fegato di merluzzo, fegato, uova (5 microgrammi di vitamina D per 100 grammi ) latte e derivati e verdure a foglia verde come spinaci, bietole, erbette. L’unico vegetale che è una fonte naturale di vitamina D è il fungo (3 microgrammi di vitamina D per 100 grammi di alimento). 

 

Vitamina E

 

La vitamina E comprende tocoferoli e i tocotrienoli, famiglia di antiossidanti liposolubili, che proteggono dai danni ossidativi.

I primi studi condotti su modelli animali hanno stabilito un chiaro legame tra la carenza di vitamina E e la compromissione delle funzioni immunitarie, tra cui una minor protezione nei confronti del virus influenzale e delle infezioni respiratorie. Il fabbisogno giornaliero di vitamina E varia dagli 8 ai 10 mg. Gli alimenti più ricchi di vitamina E sono il germe di grano (133 mg/100grammi), l’olio di girasole, l’olio di mais, l’olio di palma, le mandorle (26 mg/100 grammi), l’olio extravergine di oliva (22.4 mg/100grammi), l’olio di fegato di merluzzo, l’olio di arachidi, il germe di frumento, le nocciole (12,4 g/100grammi), la margarina (12,4 g/100g), l’avocado, le noci. I pistacchi (4g/100grammi).

 

Zinco

Lo zinco è un nutriente cruciale per mantenere l'omeostasi del sistema immunitario: La timulina è un ormone timico che ha bisogno dello zinco per esercitare la sua attività. La carenza di zinco, soprattutto in epoca senile, influisce negativamente sullo sviluppo delle cellule immunitarie e sulle funzioni sia nell'immunità innata che in quella adattativa.

il fabbisogno giornaliero varia dai 2 ai 10 mg. In particolare, coloro che necessitano di un maggior apporto quotidiano di zinco (10 mg) sono bambini, adolescenti e adulti maschi, ma anche donne in gravidanza e allattamento.

le fonti principali sono i cereali, la frutta secca, i legumi e la carne rossa, ma va considerato che l’assorbimento dello zinco è maggiore con gli alimenti di origine animale.

 

Olio di pesce e PUFA n-3 (polyunsaturated fatty acids)

 

Oltre ad essere macronutrienti che forniscono energia, molti lipidi alimentari, in particolare i PUFA, così come i loro prodotti metabolici, sono in grado di regolare le funzioni cellulari. I PUFA n-3 derivati ​​dagli animali marini, composti principalmente da acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA), sono stati studiati in modo approfondito e sono noti per

a inibire i mediatori pro-infiammatori e aumentare la produzione di citochine antinfiammatorie.

Numerosi studi clinici controllati randomizzati hanno dimostrato un miglioramento degli esiti clinici dell'asma con l’integrazione di PUFA n-3. È stato anche suggerito che i PUFA possano essere clinicamente rilevante per quanto riguarda i disturbi autoimmuni.

 

Probiotici

 

I probiotici sono definiti come "microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute dell'ospite": generi primari di microrganismi probiotici includono Lactobacillus (L.), Bifidobacterium (B.) e Streptococcus (S.). Lactobacillus e Bifidobacterium e si trovano anche a far parte del microbiota intestinale.

L'assunzione dietetica di probiotici consente la loro intima interazione con la mucosa intestinale e con il sistema immunitario della mucosa stessa che ospita la maggior parte delle cellule immunitarie del nostro organismo. Gli effetti dei probiotici sul sistema mucoso non si limitano all'intestino, ma si esercitano anche a distanza, come nel tratto respiratorio superiore e prove crescenti suggeriscono che possano avere un impatto positivo anche sul sistema immunitario.

In particolare individui sani che hanno ricevuto B. lactis per 6 settimane hanno aumentato l'attività fagocitica e battericida delle cellule polimorfonucleate (PMN) in risposta alla sfida dello Staphylococcus aureus e quelli che hanno ricevuto L. rhamnosus HN001 (o B. lactis HN019 per 3 settimane hanno mostrato un aumento della percentuale di sangue periferico delle cellule NK e della loro attività tumoricida, nonché una maggiore attività fagocitica delle cellule PBMC e PMN. L'effetto immuno-potenziante è stato dimostrato con l'uso di diversi ceppi di probiotici tra cui L. rhamnosus, L. casei DN114001, L. lactis, e L. GG.

L'effetto benefico dei probiotici sull'immunità e sulla funzione di difesa è stato osservato in alcuni studi, ma la riproducibilità di questo effetto è ancora un problema ampiamente riconosciuto nel settore. Inoltre, gli esatti meccanismi di funzionamento non sono stati ben chiariti. Un'idea generalmente accettata è che gli effetti dei probiotici siano legati alla loro capacità di rinforzare la barriera intestinale e aiutare a mantenere la normale permeabilità, competendo con i microrganismi patogeni nell'intestino per i nutrienti e l'attaccamento all'epitelio intestinale e regolando le funzioni delle cellule prevenendo un'eccessiva risposta e infiammazione.

  

Tè verde ed epigallocatechina-3-gallato (EGCG)

 

Il tè verde contiene un alto contenuto di catechine, pari al 10-15% del suo peso secco. L’epigallocatechin-3-gallate (EGCG) è la catechina più abbondante e biologicamente più attiva, che si ritiene sia il principale fattore responsabile dei benefici del tè verde, quali la modulazione di molteplici aspetti dell'immunità innata e adattativa. Infatti, la somministrazione di EGCG ha dimostrato di migliorare diverse malattie autoimmuni nei rispettivi modelli di roditori, tra cui l'encefalomielite autoimmune sperimentale, l'artrite indotta da collagene o Ag, la colite e la sindrome di Sjogren). Tuttavia, finora quasi tutte le prove provengono da studi sugli animali e l'efficacia e la sicurezza dell'applicazione clinica dell'EGCG nelle malattie umane rimane da stabilire.

 

Bibliografia:

- Società di Pediatria Preventiva e Sociale: https://www.sipps.it/pdf/rivista/anno10/2_3ss_2015.pdf

- Dayong Wu, et al. Nutritional Modulation of Immune Function: Analysis of Evidence, Mechanisms, and Clinical Relevance. Front Immunol. 2018; 9: 3160.